lunedì 26 marzo 2018

Storia di un imprenditore coraggioso abbandonato dallo Stato ma che ha continuato a lottare contro Cosa Nostra.




Arriva in libreria Daniele Ventura (con la collaborazione di Franca Stefania Lo Cicero), “Cosa nostra non è cosa mia”, prefazione di Stefania Petyx, Edizioni La Zisa, pp. 48, euro 8,00

“Questa è la mia storia, la storia di un bambino divenuto ragazzo che ha combattuto contro la sua paura più grande, una paura chiamata ‘Cosa nostra’. Poco dopo aver realizzato il mio sogno con tanti sacrifici, mi sono trovato prima minacciato e poi abbandonato dallo Stato italiano, lo stesso Stato che prima ti chiede di denunciare il racket, ma che poi ti lascia in preda alle conseguenze delle tue denunce, solo e disperato. Da bambino sono cresciuto a Brancaccio, un quartiere della periferia di Palermo tristemente noto per la sua delinquenza, il rione dove la mafia ha ucciso don Pino Puglisi, una zona con mille contraddizioni e tanta criminalità.
Da piccolo non potevo scendere giù in strada a giocare con gli altri bambini, perché mentre noi, famiglia semplice, cattolica, vivevamo nella legalità, i nostri vicini avevano uno o più parenti in galera o agli arresti domiciliari, e la situazione nei dintorni del palazzo dove abitavamo non era affatto tranquilla. Ogni tanto i miei genitori si chiedevano come mai, immersi in quel mondo intriso di illegalità, tutti e sei i loro figli, grazie a Dio, non avessero preso brutte strade, costretti nella realtà di un quartiere a cui alla fine abbiamo imparato a voler bene, pur senza lasciarci contagiare dalla sua prevalente indole malavitosa”. (dall’Introduzione dell’Autore)

Daniele Ventura (Palermo, 1984) nasce e cresce nel difficile quartiere di Brancaccio, dominato dalla delinquenza. Appartenente a una famiglia modesta e di sani principi, riesce a rimanere estraneo al clima prevalentemente malavitoso del rione. Si diploma in ragioneria e svolge svariati lavori, prima di aprire un bar-ristorante nella sua città. Dovrà quindi fare i conti con la mafia e affrontare un processo che lo porterà a far condannare i suoi estorsori. Da allora è impegnato in prima linea nella lotta contro la mafia. È sposato, ha un figlio e continua a vivere in Sicilia.

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